una gita in famiglia

Durante le ore di punta ovviamente non è possibile prendere i treni con i bambini, ma se si viaggia un po’ più tardi allora va bene. Il nostro bimbo ha appena 2 mesi di vita, dorme profondamente per tutta la durata del tragitto. A quanto pare il battito del mio cuore è la migliore ninna nanna. Abitiamo a Chiba, lì rispetto a Tokyo la vita da famiglia si riesce a viverla in modo più rilassato. Ma oggi siamo venuti qui a Tokyo per visitare lo zoo di Uneo. Il nostro piccolo più di tutto smania di vedere i panda e gli elefanti.

scoprire Tokyo – parte 2: folla e idillio

Il volto della città

Distributori di involucri per ombrelli posti all’ingresso dei supermercati! Accipicchia questi giapponesi pensano veramente proprio a tutto. Il proprio ombrello bagnato lo si infila da sopra nel sottile involucro di plastica già pronto e riservato e lo si risfila poi lateralemnte assieme all’involucro stesso, ed ecco che già un nuovo involucro per il prossimo cliente viene aperto. Con questo “profilattico” per ombrelli si può fare la spesa tranquill senza gocciolare il pamivento del supermecato.  Ma questo sistema sembra funzioni così bene solo perchè a quanto pare qui tutti hanno il medesimo modello di ombrello. Con un ombrello tascabile a Tokyo sarebbe più problematico. Per l’ingresso dell’università si è escogitata una soluzione ecologica: qui puoi asciugare il tuo ombrello facendolo passare attraverso due appositi cuscinetti adiacenti.

Secondo me è proprio scoprire tali piccolezze ciò che rende il viaggiare entusiasmante. Di norma ciò che ci colpisce subito sono le cose che differiscono da quelle delle nostre parti –  anche se queste cose in realtà per le persone del luogo sono le più ovvie e normali di questo mondo. Vicevesa, si riesce anche a riconoscere le particolarità delle cose dei nostril luoghi una volta osservate con gli occhi dello straniero. Se mi meraviglia il fatto che a Tokyo mi si viene chiesto se il caffè lo voglio caldo o freddo (no, non era estate) allora ciò dice altrettanto molto sulla mia cultura ( nella quale normalmente il caffè lo si viene servito caldo) di quanto ne possa dire su quella di Tokyo. Pratici come usualmente i giapponesei sono, apposite bustine di sciroppo , anziché zucchero, sono lì pronte all’uso per il tuo caffè. Il mio sguardo verso Tokyo e tutto ciò che scrivo qui è condizionato dalla mia ridotta conoscenza del mondo. Inciampando in queste piccolezze e scrivendole ora qui, voglio ampliare il mio sapere del mondo.

Già dal primo giorno Tokyo con la sua incredibile ampiezza mi ha ha lasciato senza fiato. L’intera regione metropolitana ha 37 milioni di abitanti. Ciò lo si nota già quando da uno dei tanti grattacieli si lancia uno sguardo alla città.  Ma questa città è così imponente non solo per quanto riguarda  la superficie bensì anche per l’altezza dei suoi numerosi grattacieli. Tokyo è molto vitale a qualiasi ora del giorno o della notte. Le grandi strade del cuore della città sono una sgargiante esplosione di colori lampeggianti dei sensi. Da tutti gli angoli ciascun cartellone pubblicitario e dicitura tentano di sopraffare l’un l’altro con le loro grida colorate. È una questione di punti di vista se considerare Tokyo un inferno di stress e un’assoluta eccezione o piuttosto stimolante e vivace. In ogni caso il volto della città è un estremo contrasto con la maggior parte delle città d’Europa, dove la bellezza viene misurata negli edifici storici e le armoniose strade. Molti palazzi di Tokyo sarebbero brutti  e spogli senza quei cartelli e quelle luci colorate. In quanto a questo, la propaganda pubblicitaria allora cosituisce un punto di vantaggio.

Eppure Tokyo non è affatto solo una gigantopoli irrequieta. Al contrario: in almeno altrettanto numerosi piccoli luogi si trova addirittura la tipica pace da piccola cittadina. Per esempio la zona dove soggiornammo. Quando capita che un automobile percorre questa strada, lo fa a passo d’uomo dacché qui sono i passanti ad aver voce in capitolo. Si gironzola, si spinge la bicicletta, si guardano le esposizioi dei ristoranti. In Germania per aver ciò si sarebbe dovuta allestire un’apposita isola pedonale. In Giappone non è necessario. Qui si ha un reciproco riguardo fra gli utenti della strada. Più di tutto mi ha colpita la musica. È vero che qui vi sono grandi altoparlanti posti sulla strada che di sera suonano melodie pacifiche. Ma che tipo di cultura deve essere tale che attribuisce al sottofondo musicale notturno la stessa importanza dell’illuminazione stradale! Visto che non eravamo abituati che la nostra via per casa avesse una sorta di colonna sonora, quella stradina sembrava essere  un mondo idilliaco. Tali luoghi a Tokyo non sono per nulla un’eccezzione – anzi, al di fuori delle grandi strade affollate di negozi sono pittosto di regola. Calma e raccoglimento li si trovano anche nei numerosi templi della città –  sia nei grandi e famosi che in quei tanti piccoli che si scoprono per la città. Alcuni dei luoghi religiosi sono non più grandi di una pensilina dell’autobus collocati in mezzo agli altri piccoli negozi, dove si possono comprare spiedini di carne fragrante.

Nella stradina commerciale Yanaka Ginza si trova la diversità della metropoli con un fascino rilassante.

 

È questo contrasto che rende Tokyo così com’è: la Megacity,il  subbuglio e la stravaganza da un lato, e la vita da villaggio, l’idillio e la cura e l’amore per i dettagli dall’altra. Altre cose appartenenti alle cose ovvie di Tokyo sono i distributori automatici presenti ad ogni angolo della città. Qui si possono comprare bevande e spuntini. Convenientemente si può pagare con la stessa carta elettrocina con la quale nelle stazioni delle metro puoi acquistare i biglietti di viaggio. Questo è il principio per mezzo del quale questa immensa metropoli continua a funzionare senza difficoltà: si può comprare tutto e a qualsiasi orario, e sopratutto senza perdere tempo nelle file alle casse. Negli automatici si può comprare per esempio sia il té caldo che il té freddo. Per un palato europeo ci vorrà del tempo prima di abituarsi al té freddo senza zucchero, ma dopo sarà un’ottima possibilita per soddisfare la sete. All’inizio pensai che forse i giapponesi fossero lodevolmente meno dipendenti dallo zucchero di quanto lo siamo noi, ma come li spiegano poi tutti quei pasticcini stradolci americani che vendono nelle panipasticcerie?  A proposito di mangiare: Ancor più di quanto si possa realmente mangiare, a Tokyo si possono osservare tutti i tipi di cibi poiché nelle vetrine di ogni ristorante troviamo modelli in plastica delle pietanze a disposizione. Ancora una volta un modo pratico di pensare alla giapponese, eppure allo sguardo di cibi di plastica ammeto che l’acquolino in bocca non mi viene. Anche il procedimento di ordinazione nella maggior parte dei ristoranti è molto effettiva e automatizzata al massimo. Con l’ausilio dei modelli di plastica si sceglie ciò che si desidera mangiare,  si digita il numero corrispondente e paghi. Tutto in formato self service. Nel frangente l’ordine è già giunto al personale di cucina.  Basta poi andare al banco per ritirare. Molte pietanze destarono in noi sospetto visto che contenevano  animali marini bizzarri e per di più spesso vi era un uovo crudo che ci galleggiava attorno. Talvolta purtroppo capita di imbattersi nella sgradevole sorpresa del sapore da pesce là dove non lo ci si aspettava. Comunque ci sono tanti piatti interessantissimi da scoprire, come per esempio il Monyakaki, un tipo di frittelle con verdura e pesce. Ovviemente bisogna tenere conto che ho appena iniziato a scoprire il mondo culinario giapponese. Comunque gli Eiscrememochies al tè verde  rimangono finora i miei preferiti. Gli Eiscream giapponesi dimostrano che prodotti alimentari come la patata dolce o i fagioli non sono adatti solo come contorno a pranzo.

Simile ad un albero, anche Tokyo non si espande solo sopra ma anche sotto terra. Ritengo che in nessun altro luogo come nella metropolitana il carattere di una città e dei suoi abitanti si mostra intruso e all’acqua e sapone. La metropolitan tokyana al primo impatto sbalordisce ma poi subito è  straordinariamente facile cavarsela in questo garbuglio. Le statzioni di ogni linea sono numerate in modo da poter riconoscere in un battibaleno quante stazioni bisogna ancora percorrere prima di arrivare a destinazione. Nella maggior parte dei treni un segnale luminoso indica esattamente dove si trova il treno. Alcune stazioni di cambio sono clamorosamente grandi (una volta abbiamo percorso più di un chilometro a piedi solo all’interno di una stazione), ma sono sempre luminose, pulite e con segnaletica molto chiara, persino in alfabeto latino. Sebbene la metropolitana di Tokyo abbia il numero più elevato al mondo di passegeri, tutto funziona perfettamente come una macchina ben oleata. Ciò è anhe dovuto al fatto che i giapponesi nei mezzi pubblici hanno un coportamento riguardoso e gentile. Di tumulto, convesazioni ad alta vove o passeggeri che si imbattono l’uno con l’altro, finora non ne ho mai visto. Mi viene un po’ da ridacchiare quando penso a come ci venne insegnato a scuola nelle lezioni di inglese che i britannici da bravi si dispongono in fila alla fermata dell’autobus. Al giorno d’oggi in Inghilterra ciò non sembra più rappresentare il vero. In Tokyo invece è realtà. Qui le persone si mettono in fila sulle banchine delle stazioni in prossimità di dove le porte del treno giungeranno (Ciò viene chiaramente indicato da un’apposita segnaletica orizzontale). Tuttavia il fatto che non sempre tutto si svolge in modo gentile si deduce dal particolare che apparentemente è stato ritenuto necessario introdurre  vagoni extra “women only” su alcune linee nelle ore di punta.

Un simpatico intrattenimento durante il viaggio in metropolitan è offerto dai poster, i quali segnalano pericoli e il corretto comportamento da seguire, dal momento che per l’occhio straniero hanno veramente un aspetto sbalorditivamente grazioso. Non per niente il Giappone è famoso per i suoi fumetti. Il pensiero di fondo sembra essere: Se dobbiamo ammonire a non correre e a non importunare gli altri passeggeri allora facciamolo almeno usando un paio di figure di animaletti carini.

Da quando ho visto questo poster provo compassione per i treni.

E quegli avvertimenti contro i borseggiatori o le istruzioni per il comportamento in caso di terremoto non hanno un effetto meno minaccioso se vengono detti da personaggi simili a quelli dei cartoni animati con gli occhi a palla a foggia infantile? Devo ammettere che ci venne difficile prendere sul serio tali poster.

Senza alcun’ombra di dubbio il traffico locale di Tokyo funziona  incredibilmente liscio come l’olio, eppure è una vera noia il fatto che vi siano così tanti gestori, per i quali ogni tocca pagare extra. Già la metropolitana stessa viene gestita da due gestori diversi,  i quali si dividono la rete metropolitana. In modo da risparmiare abbiamo acquistato solo un biglietto giornaliero dei maggiori gestori e così dovettimo sempre prestare attenzione a non prendere per sbaglio le linee di altri gestori. Inoltre in Tokyo vi è anche un’ulteriore linea gestita dalla Japan Rail, simile alla S-Bahn di Berlino. Se si vuole cambiare dalla metropolitana alla S-Bahn bisogna pagare nuovamente. Ma ciò non è tutto, vi sono molte altre linee ferroviarie di gestori privati. Per esempio noi dovevamo fare affidamento ai treni gestiti dalla società Tokyu. Opportunamente i diversi gestori cooperano l’uno con l’altro in modo che per esempio la linea Fukutoshin della metropolitan a sera tardi quando giunge al suo capolinea Shibuya continua il viaggio appogiandosi alla linea della società Tokyu. Però allo stesso tempo poi il costo del viaggio diviene conseguentemente più caro. È certamente comodo poter utilizzare lo stesso biglietto elettronico presso i diversi operatori, tuttavia se non si presta attenzione ci si ritrova velocemente ad aver sborsato tanti soldi. Un “price cap” come a Londra a Tokyo probabilemete non ci sarà per via delle numerose compagnie ferroviarie presenti che gestiscono la rete.

Se Tokyo fosse una macchina allora sicuramente sarebbe un meccanismo di orologeria composto da centinaia di ruote dentate che canticchia fra sé e sé silenzioso e in maniera uniforme. Se c’è una cosa che puoi dire su questa città è: Tokyo funziona a meraviglia. Agile, ordinata e senza difficoltà. E se si ti tiene conto della immensa massa di gente che la popola, ciò la rende veramente ancor più notevole. Il simbolo ben noto di ciò è il crocevia di Shibuya, ove ogni qualvolta scatta il verde una fiumana di gente si versa sulla strada, una parapiglia frettolosa che formicola per poi lasciare nuovamente la strada libera al traffico automobilistico nel giro di un minuto. In modo che Tokyo funzioni, ciascuno si assume la propria responsabilità. A stento si riesce a trovare un cestino dei rifiuti pubblici? Bene allora significa che i Tokyani si portano la spazzatura a casa. L’essenziale è che la città rimanga pulita. Quando una volta ebbimo un problema con il biglietto alla transenna di ingresso di una stazione, a tal proposito immediatamente due persone addette si precipitarono in modo allarmato. A quanto ci parve, la loro più grande preoccupazione era che a causa nostra il traffico potesse subire un rallentamento. Eppure quella stazione era quasi deserta. Quando a Berlino vi sono lavori pubblici in corso presso una stazione della metropolitana o un marciapiede ci si può già considerare fortunati se ciò viene contrassegnato per mezzo di appositi nastri di cautela. A volte persino una semplice annotazione con una freccia che indica la strada la si considera qui un lusso superfluo. Ciò non vale per Tokyo, dove addirittura si retribuisce personale del quale mansione non è nient’altro che disporsi ad una distanza di circa cinque metri l’uno dall’altro e indicare il percorso  per mezzo di barrette luminose tenute in mano.

Per avere un’impressione delle contraddizioni di Tokyo, guardate il video nella parte 1: maschere e melodie

Oppure continua con parte 3: la gente

 

Tradotto da Domenico Stepbystepsalsa